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Proviamo a fare un pò di chiarezza

Editoriale del 29 maggio 2015
Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un attacco aprioristico, da parte di opinione pubblica e media, nei confronti del gioco legale e di coloro che, come i Concessionari di Stato, operano nel campo con professionalità ed impegno. Molti fanno leva sulla morale comune per puntare il dito contro il gioco, senza fare intanto una doverosa distinzione tra legale ed illegale e postulandone, in caso di progressiva abolizione, una quasi magica bonifica del territorio da GAP o altre distorsioni del fenomeno. 
Tuttavia occorre evidenziare che l’eventuale diminuzione o eliminazione del gioco legale consentirebbe solo una maggiore accessibilità da parte della criminalità organizzata così come ben sottolineato dal Direttore dei Giochi di ADM Dott Fanelli,. “Ogni volta che riduciamo l’offerta legale riduciamo le imprese e il numero di persone che lavorano regolarmente, ma non riduciamo il gioco. Aumentiamo infatti il gioco illegale”.
Quindi, benché sembri facile affermare che la legalizzazione abbia reso sempre più fruibile il gioco, si dimentica una presenza sul territorio sempre radicata ed attiva della “macchina illegale” che non aspetta altro che rilevare quel mercato che oggi gode, invece, della tutela della legalità. Piuttosto meglio potenziare l’attività di controllo congiunta tra organi di polizia, forze dell’ordine e concessionari, attività che vede tutti gli attori citati uniti nello sforzo comune di combattere l’illegalità e tutelate gli interessi erariali e di ordine pubblico.
Accusando il gioco di incidere per il 12% sui consumi familiari e di sottrarre “una domanda di consumi che potrebbe contribuire a una crescita economica di almeno 20 miliardi nel commercio e nei servizi destinati” (cfr. Maurizio Fiasco, in "Indebitamento patologico e credito illegale nella crisi attuale"), si rischia di trascurare problematiche ben più ampie che le stesse categorie degli esercizi commerciali tentano invano di far presenti riguardo alla crisi economica.
Senza entrare in dinamiche macroeconomiche complesse, bisogna evidenziare prima di tutto che il denaro accordato al gioco è considerato intrinsecamente legato all’intrattenimento e di conseguenza non spendibile per l’economia familiare e che i casi di indebitamento per gioco sono certamente un’anomalia che deve però essere monitorata e non certo sottostimata. Inoltre va aggiunto che vi è una solida base di occupazione dell’industria del gioco: ad oggi si parla di oltre 140.000 occupati, tra dipendenti dei concessionari, lavoratori dell’indotto e forza lavoro nei punti vendita (dati Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in “Organizzazione, attività e statistica – Anno 2013”). 
Negli ultimi 20 anni grazie all’impegno dei Concessionari e dello Stato attraverso le sue Forze dell’Ordine si è assistito ad una progressiva diminuzione delle interferenze criminali.
La Guardia di Finanza ha sequestrato nel 2014 968 "apparecchi e congegni" non a norma a fronte dei 1.918 dell’anno precedente ed ha "sigillato" 187 edifici utilizzati irregolarmente come sale d’azzardo contro i 557 del 2013. Questi dati dimostrano come sia insensato pensare di associare il gioco lecito alle associazioni malavitose, dove c’è il gioco legale c’è una consistente diminuzione del  gioco illegale.
Vi è poi una contraddizione in termini comparto che non pochi problemi sta generando al gioco legale: se da una parte vi è lo Stato che utilizza il gioco pubblico come leva fiscale chiedendo l’inasprimento delle sanzioni, dall’altro vi sono sempre più norme locali che prevedono una minore presenza del gioco legale nelle città.
Questo contesto lascia inevitabilmente dei varchi di accesso alla criminalità organizzata che riorganizza la richiesta sul territorio che, bisogna ricordarlo ancora una volta, resta tale indipendentemente dal tentativo, realizzato attraverso norme espulsive, di negarlo.
Il tema complesso del gioco d’azzardo sembra, in quest’ottica, risolvibile solo nella battaglia strenua alla filiera ed ai Concessionari, senza farsi carico dei problemi che deriverebbero da un atteggiamento proibizionista. Il gioco legale dovrebbe essere tutelato e non attaccato, in quanto unico modo per vigilare su diversi obiettivi: la battaglia contro l’evasione fiscale; l’introito di risorse destinare al benessere della collettività e la sicurezza generale del comparto.
Le offerte di gioco non ordinate dallo Stato, infatti, sono pericolose per l’utente finale oltre che non garantite e pertanto andrebbero combattute affermando l’importanza ed il ruolo del gioco legale. 


A cura di Acadi
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