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Professionalità e imprenditorialità: due principi che fanno la differenza

Editoriale del 10 luglio 2015
L'importanza imprenditoriale del settore Gioco è innegabile ma, tuttavia, non riesce ad affermarsi per via delle controversie culturali ed etiche che lo riguardano”.
Acadi non può che sottoscrivere l’affermazione, espressa dal Sottosegretario di Stato del Ministero dell'Economia e le finanze Pier Paolo Baretta.
 
Abbiamo di fronte degli imprenditori ed è bene ribadirlo”, ha affermato Baretta, sottolineando il grande lavoro realizzato in previsione del nuovo Codice dei giochi attraverso il confronto con i Concessionari e con tutti gli altri attori della Filiera, in cui si sono fatti grandi passi avanti per liberarsi dai luoghi comuni e da posizioni aprioristiche sul gioco.
Baretta ha ribadito più volte, durante i suoi interventi a diversi convegni di settore organizzati nell’ultimo periodo, che “la professionalità va riconosciuta e rispettata.
Non solo per la percentuale di entrate che ogni anno vanno nelle casse delle Stato, ma anche per l’industria e il lavoro movimentato dal settore”
.
 
A questo proposito vale la pena ribadire ancora una volta che vi è una solida base occupazionale legata all’industria del gioco: ad oggi si parla di oltre 140mila occupati in Italia, tra dipendenti dei concessionari, lavoratori dell’indotto, forza lavoro nei punti vendita e addetti alla produzione, per 6.000 imprese.
 
Dalla fotografia scattata da “L’industry italiana dei giochi pubblici” – il rapporto realizzato da Mag Consulenti Associati– emerge che, nel 2014, la raccolta dell’insieme dei giochi si è attestata a circa 85 miliardi di cui ben  l’80,4% è destinato ai premi per le vincite e solo il 19,6% rappresenta la spesa reale dei giocatori. Di quest’ultima (16 miliardi e mezzo), 8,7 miliardi hanno costituito ricavi netti per la filiera mentre 7,8 rappresentano il gettito erariale prodotto e quindi immessi direttamente nelle casse dello Stato.
 
Inoltre, secondo lo studio, la produzione industriale dell’intera filiera lo scorso anno ha toccato un valore pari a ben 500 milioni - ripartiti in prodotti di gioco (264 milioni, il 52,4%), terminali (215 milioni, pari al 43,1%) e reti e sistemi di controllo dei concessionari (20 milioni, ossia il 4%).
 
Un comparto industriale che non ha nulla da invidiare ad altri in termini di professionalità se si considera che il tasso di laureati impiegato nel settore è di 3:1 rispetto alla media.
Alla luce di questi dati, Baretta ha sottolineato la “necessità di una politica industriale in grado di tener conto dell’importanza di questo particolare comparto dell’economia e delle difficoltà in essere”.
 
Ciò che ci aspettiamo come categoria è che siano proprio le Istituzioni a sostenere il nostro operato che, da sempre, significa nei fatti un gioco legale, responsabile e sicuro. Ribadiamo con forza non solo il nostro ruolo su questo fronte, ma anche il valore e la credibilità del nostro lavoro.

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