Università di Sidney
Lo studio dell’Università di Sidney dal titolo “Gioco d’azzardo: le pause forzate raggiungono gli obiettivi prefissati?” (Stop & Play) è stato pubblicato sulla rivista “Springer Science and Business Media New York” nel 2015. Esso mette in luce che un’interruzione imposta per contrastare il disturbo da gioco d’azzardo se priva di una messagistica adeguata rischia di essere addirittura controproducente: “interrompere o disturbare il completamento di un comportamento bramoso, può essere controproducente negli individui che non sono motivati a controllare il loro comportamento”. Tali valutazioni derivano da un’analisi operata su 141 soggetti secondo cui “con le pause forzate del gioco, il bisogno di giocare è aumentato, invece che diminuito”. E il bisogno di gioco si è rivelato più alto nei casi in cui siano state imposte pause ed interruzioni più lunghe. In particolare, lo studio arriva ad ipotizzare che “una volta che l’individuo è stimolato a giocare d’azzardo, sia come risultato di un’esposizione a fattori esterni o in risposta a stati affettivi negativi, qualsiasi barriera che viene imposta, comporterà un’esacerbazione nell’urgenza o voglia di giocare”. E ciò a meno che il giocatore non sia destinatario di messaggi finalizzati ad indurre il giocatore a mettere in discussione il proprio comportamento, nonché il dispendio di tempo e di denaro che sta auto-infliggendosi.
Sopsi, Società Italiana di Psicopatologia.
Lo studio di Sopsi, la Società Italiana di Psicopatologia, dal titolo “Disturbo da gioco d’azzardo, implicazioni cliniche, preventive e organizzative” è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of Psychopathology” nel 2020. In esso è stato affermato come “in merito alle limitazioni orarie di offerta di gioco permangono notevoli dubbi, sostanziati da uno studio recente che mostra come l’interruzione del gioco, non accompagnata da uno specifico intervento da attuare durante il periodo di break, non rappresenti uno strumento efficace nel trattare questo comportamento”.
Lo studio prosegue evidenziando che “Dal punto di vista clinico (…) si deve ritenere che le misure come il “distanziometro” e la limitazione degli orari di gioco appaiono dagli effetti incerti: queste misure potrebbero limitare il fenomeno gioco abbattendo però, in primis, la componente sociale dello stesso. Ben diversa sembra la capacità di porre limiti al disturbo da gioco d’azzardo, ossia alle condotte di gioco veramente patologiche: il giocatore patologico non vede infatti limiti effettivi alla compulsione attraverso difficoltà derivanti dallo spostamento o dalle modificazioni agli orari di gioco. “La clinica dell’addiction, in particolare da sostanze, ce lo conferma da decenni: chi ha una dipendenza non è sensibile alle limitazioni imposte dall’esterno come testimoniato da quasi cent’anni di strategie proibizioniste, dal VolsteadAact negli Stati Uniti (1927) alla recente War on Drugs nelle Filippine (2020). Queste esperienze, tendenzialmente fallimentari, sembrano aver indotto più che altro il mantenimento dei danni indotti dall’uso illecito delle sostanze e facilitato un progressivo impoverimento delle risorse pubbliche da dedicare al comparto delle dipendenze, al fine di attivare opportune strategie preventive, riabilitative e di cura a seguito della frustrazione derivante dagli studi di efficacia di quanto sperimentato”.
Sip, Società Italiana di Psichiatria.
Lo studio della Sip, Società Italiana di Psichiatria, dal titolo “Preventive strategies in gambling disorder. A survey investigating the opinion of gamblers in the Lazio region” è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Journal of the Italian Society of Psychiatry” nel 2022. Nello studio si evidenzia come, con riferimento alle diverse limitazioni previste a livello territoriale tra cui la previsione di specifici orari di apertura per accedere alle aree di gioco, ci siano dei dubbi sull'efficacia di queste restrizioni e che l'approccio proibizionista che molti stati hanno adottato non sembra ridurre il fenomeno del gioco d'azzardo segnalando, tra le strategie considerate meno efficaci, tra l’altro, proprio quella della limitazione degli orari di apertura delle sale da gioco.
Sips, Società Italiana di Psichiatria Sociale
Lo studio della Sip, Società Italiana di Psichiatria Sociale, dal titolo “Pathological gamblers’ views on harm reduction and prevention: an observational, real-world study” è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Italian Journal of Psychiatry” nel 2024. In esso in merito all’impatto della normativa in tema di orari viene rappresentato anzitutto che “per come è strutturata oggi l'offerta, alcuni prodotti di gioco d'azzardo possono essere certamente più attraenti (con il noto meccanismo del payout) o anche più accessibili (perché senza spazi territoriali), o sempre disponibili (perché senza limitazioni orarie)”. Inoltre viene proposta la seguente riflessione: “Il 71,9% di tutti gli intervistati non ritiene che le attuali restrizioni al gioco d'azzardo, che si applicano solo ad alcuni tipi di giochi in persona (ad esempio, gli orari di apertura delle sale da gioco, la chiusura notturna, la distanza delle sale da gioco da casa, ecc.) siano un ostacolo alle attività di gioco. A questo proposito, Il 70,6% dei soggetti che si dedicano al gioco d'azzardo online ritiene che il gioco d'azzardo online sia un modo per superare le limitazioni del territorio”.
Eurispes - Istituto di Studi politici, Economici e Sociali (Piemonte)
Lo studio Eurispes - Istituto di Studi politici, Economici e Sociali - dal titolo “Gioco pubblico e dipendenze in Piemonte” è stato pubblicato a maggio 2019 ed ha messo in evidenza come “le presunte “difficoltà” frapposte al giocatore problematico e/o patologico in relazione alle limitazioni degli orari messe in atto da numerosi Comuni, non sembrano avere una specifica cogenza, con il rischio di rappresentare un ulteriore carrier di comportamenti estremi, e per ciò stesso, patologici. Comprimere gli orari e collocare l’offerta in tempi contingentati ed in fasce marginali, può addirittura creare un habitat particolarmente acconcio per chi manifesta una pregressa fragilità psichica, oltre a riprodurre una logica da ghetto che confligge con obiettivi di ri-socializzazione dei soggetti problematici e/o patologici”.
Eurispes - Istituto di Studi politici, Economici e Sociali (Lazio)
Lo studio Eurispes dal titolo “Gioco pubblico e dipendenze nel Lazio” è stato pubblicato a ottobre 2019 ed ha evidenziato che se, da un lato, i provvedimenti restrittivi come quello degli orari risultano inefficaci per il raggiungimento dello scopo consistente nel contenimento del fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo, dall’altro, sono inidonei a comportare la contrazione del gioco in quanto danno luogo ad una trasmigrazione tra le diverse tipologie dell’offerta, a vantaggio dell’online nella migliore delle ipotesi ovvero dell’offerta messa a disposizione dalla criminalità organizzata in quella peggiore. Sotto tale specifico aspetto, lo studio evidenzia come gli strumenti cardine delle legislazioni regionali (distanziometro e compressione degli orari di offerta del gioco pubblico) mentre risultano inadeguati al raggiungimento delle finalità che ne hanno determinato l’adozione, comportano “la compressione dell’offerta pubblica di gioco che sfocia in una intensificazione dell’intervento della delinquenza comune e della criminalità organizzata a conferma che l’area del gioco si presta con grande facilità a scorribande dell’illegalità”.
Conclusioni
Gli studi scientifici citati dimostrano anzitutto che le interruzioni di funzionamento, prive di un’adeguata messaggistica o opera di dissuasione, non determinano alcun effetto di contenimento o cura del disturbo da gioco d’azzardo, piuttosto alimentano ed incentivando il desiderio di accedere ad un’offerta di gioco alternativa disponibile, sia essa regolamentata sia essa illegale.
Inoltre, viene esplicitato che le misure veramente efficaci e concrete di prevenzione, contrasto e cura sono altre e sono da ricercare in strumenti di politica attiva dei territori, efficienti ed efficaci perché allo stesso tempo sostenibili come ad esempio quelle di cui alla Legge Regione Campania n. 2 del 2/03/2020 avente ad oggetto “Disposizioni per la prevenzione e la cura del disturbo da gioco d’azzardo e per la tutela sanitaria, sociale ed economica delle persone affette e dei loro familiari”. Altri strumenti di autentico contrasto vanno poi ricercati nella tecnologia, ormai idonea a contribuire in modo automatizzato e nel rispetto della privacy ad intercettare e segnalare sia ipotesti di accesso al gioco da parte di minori sia condotte di gioco individuate come compulsive.
Infine, gli studi mettono in evidenza quanto si imponga un approccio organico al tema per l’individuazione di una soluzione che tenga conto di tutte le tipologie di gioco e di entrambi i canali distributivi.
Geronimo Cardia
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