Portare a termine il riordino del territorio anche per i lavoratori.
Il dibattito sul riordino del gioco pubblico fisico si colloca in una fase particolarmente delicata, in cui la necessità di interventi organici si confronta con l’urgenza di decisioni operative capaci di evitare fratture irreversibili nel sistema.
La risposta che può essere data non può prescindere dalla funzione originaria della delega fiscale, che mira a superare una stratificazione di interventi normativi non solo regionali e locali ma anche nazionali (si pensi ai continui aumenti di tassazione), non solo frammentari, non solo disomogenei ma anche con evidenti criticità applicative ed effetti concreti conseguiti diversi dagli biettivi posti.
Il riordino deve rappresentare il punto di sintesi tra esigenze solo apparentemente divergenti: tutela della salute, equilibrio erariale, contrasto all’illegalità e sostenibilità economica del sistema per imprese e occupazione.
A proposito dell’occupazione dai dati del bilancio di sostenibilità di Acadi presentato nel 2025 i più alti livelli di occupazione continuano a essere garantiti dalla presenza capillare sul territorio con le filiere delle relative offerte (concessionari, gestori, rete generalista e rete specializzata). Con specifico riferimento alla filiera distributiva degli apparecchi e, al suo interno, agli addetti impiegati nei punti generalisti (pubblici esercizi, tabaccherie, ricevitorie) e nelle sale dedicate — è stato possibile stimare per l’esercizio di riferimento: (i) oltre 139.000 occupati complessivi nel canale del territorio; (ii) più di 104.000 addetti nei punti vendita del territorio in cui è presente l’offerta di apparecchi; (iii) oltre 75.000 occupati direttamente coinvolti nelle attività di gestione delle concessioni, distribuzione e offerta di apparecchi presso i punti vendita.
Superare distanze e orari attuali.
Uno dei nodi più discussi riguarda la persistenza di strumenti regolatori come le distanze minime e le limitazioni orarie applicate agli apparecchi da intrattenimento. Tali misure, nate con finalità di contenimento del fenomeno del gioco problematico, si sono nel tempo trasformate in vincoli strutturali per alcune tipologie di gioco del canale terrestre che incidono sulla distribuzione dell’offerta certamente terrestre, ma indirettamente anche sull’offerta complessiva.
L’esperienza maturata negli anni mostra un dato difficilmente contestabile: la riduzione dell’accessibilità fisica non ha comportato una diminuzione della domanda complessiva, ma piuttosto una sua riallocazione verso altri canali, in particolare quelli digitali (e questo è provato dai dati certificati), se non addirittura su quelli illegali.
E’ sotto gli occhi di tuti che la penalizzazione del comparto fisico ed in particolare degli apparecchi ha prodotto due effetti simultanei: una contrazione del gettito erariale sia degli apparecchi che dell’intero comparto e la mancanza di un autentico contrasto al disturbo da gioco d’azzardo.
Formazione e tecnologia per superare gli effetti distorsivi.
Nel dibattito sulle misure più adeguate per scongiurare gli effetti distorsivi è necessario adottare un approccio unitario, sistematico ed organico all’intero settore, considerandone congiuntamente prodotti e canali di distribuzione, oggi strettamente connessi tra loro e reciprocamente influenzati. Non è un caso che tutti parlino di offerta multicanale, delle novità dei PVR che sono lo strumento di congiunzione tra domanda/offerta on line e domanda/offerta del territorio, del limite al pagamento in contati dei conti di gioco on line, degli strumenti di pagamento del circuito bancario per le Vlt del territorio.
In ogni caso, tornando alle misure locali, la logica delle sole restrizioni spaziali (distanze) e temporali (orari) appare certamente superata dai fatti rispetto a un mercato che si caratterizza per una forte interconnessione tra prodotti e canali distributivi e che può contare sulla tecnologia per tutelare gli utenti.
Ed allora perché non affrettarsi a superarle e ad integrare in modo coerente le politiche di prevenzione del disturbo da gioco d’azzardo con gli strumenti tecnologici oggi disponibili?
In fondo una politica pubblica efficace può e deve riconoscere la complessità del fenomeno e degli effetti delle misure messe in campo e da mettere in campo.
Ecco perché il riordino non può perdere l’occasione di dare priorità a una revisione critica delle politiche adottate negli ultimi anni e dare il là a leve quali la formazione dei lavoratori ed il contributo di questi al contrasto al disturbo da gioco d’azzardo che sono certamente un valore per il sistema.
E dunque ci si aspetta in primo luogo che si prenda atto che le misure basate esclusivamente su distanze e orari hanno dimostrato una capacità limitata di incidere sui comportamenti di gioco, producendo piuttosto effetti di spostamento della domanda.
In secondo luogo, è fondamentale valorizzare il potenziale tecnologico del comparto, utilizzando la formazione dei lavoratori ed i sistemi digitali e i dati disponibili per rafforzare le politiche di prevenzione durante l’esperienza di gioco, non solo ex post.
In terzo luogo, il sistema deve assicurare, senza aumenti di tassazione, strumenti finanziari adeguati per sostenere gli enti territoriali nelle attività di prevenzione e cura, integrando pubblico e privato in una logica di sistema.
Infine, oltre a scongiurare rischi di ingiustificate concentrazioni, appare imprescindibile superare la visione settoriale del disturbo da gioco d’azzardo, riconoscendo la natura trasversale dei comportamenti di gioco rispetto ai diversi prodotti e canali disponibili.
Dare equilibrio al sistema.
I dati relativi all’andamento del settore tra il 2018 e il 2024 evidenziano una contrazione significativa della raccolta degli apparecchi del territorio. Questo fenomeno non può essere letto come una semplice trasformazione delle preferenze degli utenti, ma come l’effetto combinato di alcuni fattori: aumento della pressione fiscale, riduzione del payout, restrizioni territoriali e mancanza di innovazione di prodotto per l’ingessamento degli investimenti determinato dalle proroghe.
Il risultato è una progressiva perdita di attrattività del canale fisico degli apparecchi, accompagnata da una crescita parallela di altri segmenti del gioco pubblico. Tale dinamica ha prodotto effetti rilevanti non solo sul piano fiscale, ma anche su quello occupazionale e del presidio di legalità diffusa sul territorio.
I dati dei consumi, della raccolta, del gettito e dei margini del comparto confermano questa tendenza anche per il 2025 evidenziando come la contrazione del comparto fisico non sia stata compensata da un miglioramento complessivo dei parametri chiave del sistema, ma da una sua riconfigurazione interna.
In questo contesto bisogna scongiurare che il processo di riordino si fermi, che si traduca in una mera “calmierazione” di strumenti già rivelatisi inefficaci e che diventi una leva di concentrazione eccessiva non sorretta da motivazioni di interesse pubblico da valutarsi con la consapevolezza delle analisi di impatto preventivo.
Le misure urgenti da adottare nel frattempo
Allo steso tempo è altrettanto fondamentale anticipare quelli che saranno gli effetti di riequilibrio determinati dal riordino.
Il calo della raccolta degli apparecchi fisici, che trascina in basso il gettito erariale dell’intero comparto con l’anomalia di non diminuire la raccolta complessiva e dunque il tempo trascorso con il gioco da parte degli utenti, e i tempi di maturazione degli effetti benefici del riordino sollevano inevitabilmente il tema dell’urgenza del riequilibrio del sistema.
“Riequilibrio dei parametri” non significa “restituzione di attrattività” del prodotto. Il riequilibrio va inquadrato in termini di coerenza complessiva dei parametri regolatori.
Nel tempo, l’intervento del legislatore ha inciso progressivamente su vari elementi del sistema in particolare degli apparecchi: tassazione, payout e limiti operativi. Ogni modifica ha generato effetti a catena sull’intero comparto, alterando gli equilibri tra canali fisici e digitali.
Le cosiddette “misure ponte” (su payout, preu, vincita e puntata) proposte da alcuni si inseriscono in questa logica di riequilibrio temporaneo, con l’obiettivo di evitare un collasso del sistema fisico in attesa del completamento del riordino complessivo. Tali misure non possono essere lette come interventi isolati, ma come parte di una strategia più ampia di attualizzazione del riallineamento dei parametri voluto dalla Delega fiscale del 2023 e che saranno realizzati dal riordino con gli effetti che matureranno nei prossimi anni.
A beneficiarne saranno, oltre al gettito erariale e alla tutela dell’utente, anche gli operatori della rete fisica, costituita oltre che dai gestori in larga parte anche da esercizi generalisti come bar e tabacchi, che continua a rappresentare un presidio fondamentale sul territorio. Essa svolge una funzione che va oltre la mera distribuzione del gioco, contribuendo alla tracciabilità dei flussi e al contrasto delle forme di illegalità.
La sua progressiva contrazione solleva interrogativi rilevanti anche sul piano della concorrenza e della sopravvivenza delle piccole e medie imprese italiane. Un sistema se eccessivamente concentrato rischierebbe infatti di ridurre gli spazi competitivi e di indebolire la rete diffusa che oggi garantisce accessibilità e controllo.
Conclusioni
Il riordino del gioco pubblico del territorio è importantissimo, va definito attraverso interventi non parziali né con misure isolate, richiede una visione organica che tenga insieme i diversi canali, i diversi prodotti e le interdipendenze strutturali del sistema e dei canali distributivi.
L’approccio sistemico ed organico rende possibile evitare squilibri irreversibili e garantire la tenuta complessiva del comparto e dei suoi valori nel medio-lungo periodo.
La sfida principale non è scegliere tra fisico e online, ma costruire un equilibrio sostenibile tra le diverse componenti dell’offerta e tra i diversi operatori, garantendo prioritariamente tutela della salute, stabilità del gettito e occupazione.
A proposito di tale ultimo aspetto, è evidente che le scelte vanno operate tenendo quindi conto anche del peso dei dati dei lavoratori del comparto del territorio.
Geronimo Cardia
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