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Articolo pubblicato su Jamma, maggio 2026: Il riordino del territorio è imprescindibile. Anzitutto per lo Stato.

28 maggio 2026

Nel complesso e articolato percorso di riforma del settore del gioco pubblico, resta al centro del dibattito il tema del riordino territoriale e della necessità di una visione organica capace di coniugare interessi pubblici e sostenibilità economica. In questo contesto si richiama l’attenzione su alcuni nodi strutturali ancora irrisolti e su una traiettoria di riforma che è alle fasi conclusive. (Jamma, maggio 2026)

 
Salute, gettito e stabilità.
Il dibattito sul riordino del comparto, da tempo oggetto di analisi anche in ambito giuridico e regolatorio evidenzia una tensione costante tra esigenze di tutela della salute pubblica, salvaguardia del gettito erariale e necessità di garantire certezza normativa agli operatori in particolare della filiera degli apparecchi del territorio.
Una tensione che può essere sciolta attraverso un intervento sistemico, organico e coerente in cui si risolvono i problemi normativi attuali, si cristallizzano le tutele adeguate, si programmano le attività sostenibili di qui al prossimo futuro, ma si pongono le basi per delle misure ponte che ne attualizzino gli effetti.
E’ pacifico che il completamento del riordino rappresenti un passaggio imprescindibile nel preciso interesse dello Stato, generando il territorio 10,2 degli 11,6 miliardi di euro di gettito erariale (dati 2024). Così come lo è in particolare il riordino delle regole per il comparto degli apparecchi del territorio, generando questo da solo nello stesso anno 5,3 miliardi euro.
 
La soluzione senza ipocrisie.
La disciplina attuale, caratterizzata da una forte frammentazione ed inadeguatezza normativa a livello regionale e comunale, ha prodotto negli anni un mosaico disomogeneo di regole relative agli orari di esercizio e alle distanze dai cosiddetti “luoghi sensibili” che la giurisprudenza ad oggi non ha ritenuto ancora di censurare neanche sotto il profilo della loro (in)coerenza, (in)efficacia e natura sostanzialmente espulsiva (sono anni che le nuove installazioni sono di fatto bloccate).
Tale disordine normativo, lungi dal rafforzare le politiche di prevenzione sanitaria, ha generato effetti contrari: spostamento della spesa anche nell’illegale, riduzione dell’offerta di Stato e dei presidi di legalità, crollo di gettito fiscale degli apparecchi ed a cascata dell’intero comparto nonché disorientamento e maggior tempo di gioco per gli utenti.
Il problema non risiede tanto nell’obiettivo – universalmente condiviso – di tutelare i soggetti più vulnerabili mantenendo i livelli di gettito da emersione e salvaguardando le imprese, quanto piuttosto negli strumenti adottati per perseguirlo.   
Se nelle interlocuzioni non si ha difficoltà a vedere riconosciuta l’inutilità e dannosità di una misura imposta senza una visione unitaria ed organica (come quella di distanze e orari), nelle sedi istituzionali c’è ancora chi difende concettualmente un distanziometro di qualche metro o limiti di orari di poche ore per un tipo di gioco piuttosto che un altro.  
Misure disarticolate e non coordinate rischiano infatti di spingere la domanda verso altri circuiti (prodotti o canali) anche non regolamentati, con evidenti conseguenze negative sul piano della tutela della salute, della sicurezza, del gettito.  
Per uscire dallo stallo occorre superare approcci ipocriti e propagandistici, puntando sulla tecnologia.
 
Armonizzazione e concentrazione per la salute, il gettito e non solo.
Risultano altrettanto centrali altri due aspetti da ben gestire nell’imprescindibile riordino.  
Da un lato, ritualizzare l’armonizzazione dei parametri dei prodotti, pure prevista dalla Delega Fiscale nel 2023, nella consapevolezza della crescente digitalizzazione del settore e della progressiva convergenza tra i diversi canali di offerta.
E, dall’altro, evitare eccessive concentrazioni, che potrebbero derivare da nuovi parametri in grado di erigere barriere all’ingresso troppo elevate senza una specifica esigenza di interesse pubblico, da valutarsi con lungimiranza, con un approccio organico e con verifiche di impatto preventive.  Tra cui certamente livelli di costo non sostenibili che potrebbero arrivare a compromettere la tenuta del tessuto imprenditoriale esistente, composto in larga parte da piccole e medie imprese italiane.
Questi scenari, lungi dall’essere meri esercizi teorici, si inseriscono in un quadro più ampio che coinvolge interessi pubblici di primaria rilevanza: l’equilibrio nel rapporto tra amministrazione e operatori privati, la tutela della salute dei cittadini, la stabilità del gettito fiscale e la salvaguardia dell’occupazione.
Un equilibrio delicato, che richiede interventi mirati e una visione strategica di lungo periodo.
Ma in cima alle priorità resta il tema delle possibili ricadute sul comportamento degli utenti.  
Un assetto normativo non equilibrato potrebbe infatti favorire fenomeni di spostamento della domanda verso offerte che presentano tempi di gioco più vasti, o addirittura illegali rendendo soprattutto in quest’ultimo caso più difficile l’attività di monitoraggio e prevenzione. In questo senso, la regolazione del gioco pubblico assume anzitutto una dimensione di politica sociale, oltre che economica e fiscale.
 
Conclusioni
L’obiettivo è quello di giungere a un quadro regolatorio chiaro, stabile, uniforme ma soprattutto sostenibile e capace di superare le attuali ipocrisie che penalizzano utenti, gettito e presidi di legalità oltre che le imprese e gli occupati degli operatori del territorio.

Geronimo Cardia

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