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GIOCARE PER GIOCO, L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI ACADI, GIOVANNI EMILIO MAGGI, AL MEETING DI RIMINI

Rimini, 22 agosto 2011 - Il gioco è connaturato alla natura umana e come tale esisterebbe anche se non fosse regolamentato. La consapevolezza che il gioco necessiti di particolari controlli ha spinto gli Stati a regolamentare il settore, al fine di tutelare i consumatori, garantire lo sviluppo di politiche responsabili e attente a prevenire comportamenti scorretti, proteggere il settore e i consumatori dagli operatori illegali, sottraendo proventi della gestione del gioco alla criminalità, che altrimenti se ne impossesserebbe finanziandosi ulteriormente 

La realtà degli ultimi vent’anni è stata caratterizzata da un costante sviluppo del settore del gioco grazie essenzialmente a tre fattori: l’enorme contributo offerto dalla tecnologia in chiave di sicurezza, velocità e trasparenza; l’ampliamento delle Reti di vendita che hanno consentito ai consumatori un facile accesso al pubblico; l’elevata gamma di prodotti che hanno garantito un’offerta sempre più sofisticata ed accattivante.

Il motore fondamentale di questo processo di crescita è stato il ruolo svolto dalle Istituzioni Internazionali che, in sinergia con i Governi ed i Regolatori nazionali e cioè AAMS – i Monopoli di Stato – per l’Italia, ha consentito l’elaborazione di strategie orientate a far emergere il gioco illegale o irregolare, trasformandolo in un gioco sicuro, legale e controllato, affidato a Concessionari individuati attraverso gare e procedure ad evidenza pubblica. 

La creazione di un’industria del gioco italiana che occupa, per competenza, fatturato, innovazione e investimenti, le prime posizioni al mondo costituisce un esempio di eccellenza italiana - del tutto ignota al di fuori del mondo degli addetti ai lavori – e questa è certamente una colpa grave di noi operatori. 

Senza annoiare e senza dilungarmi vorrei solo rammentare alcuni dati:  

  • negli ultimi 10 anni, il settore del gioco lecito ha prodotto introiti erariali per oltre 64 miliardi di € e, solo per il    2011, è atteso un introito vicino ai 10 miliardi di €;
  • si è creato un indotto composto da oltre 150.000 punti di vendita e microimprese e da almeno 100.000 occupati diretti nel settore; 
  • è stata sviluppata una regolamentazione che fa si che parte dei proventi raccolti siano restituiti alla comunità in termini di finanziamento ad importanti settori della società civile. 

Alcuni esempi di rilievo in tal senso sono:

  • il finanziamento al Coni (450 milioni di Euro circa l’anno dal 2006) che promuove lo sport a livello trasversale;
  • il parziale finanziamento del patrimonio culturale italiano;
  • il finanziamento di momenti di particolare criticità come il Terremoto in Abruzzo. 

Alla luce di questa breve introduzione, credo sia evidente che il settore del gioco può avere dunque molte chiavi d’accesso e di lettura.

Può essere visto come una leva fiscale – e certamente lo è, visto che porta più di 9 miliardi di Euro allo Stato ogni anno.

Può essere visto come un vizio – e anche in questo caso ci può essere del vero perché sicuramente qualche giocatore non riesce a limitarsi.

Può essere visto come un modo per incanalare nella legittimità un comportamento umano che, se lasciato “libero”, spesso sfocia in comportamenti criminali ed illeciti.

Può essere visto come un’opportunità – in effetti non ancora molto sfruttata – per indirizzare risorse verso occasioni socialmente meritevoli.

Può essere visto come un divertimento – e questa è la chiave di lettura che più ci piace – perché, come tutte le attività umane fatte con moderazione e raziocinio, rappresenta un momento di liberazione e di sogno.

Il gioco dunque può avere molte forme di valutazione e di giudizio e per noi che ce ne occupiamo professionalmente, sia come aziende che come associazioni di categoria, uno dei problemi che spesso ci siamo posti è come rappresentare correttamente nella società il nostro lavoro, che poi è il lavoro di migliaia e migliaia di individui che, come tanti altri, producono ricchezza per le aziende, per le loro famiglie, per la collettività e per lo Stato.

Da molti anni abbiamo il piacere e l’onore di partecipare al Meeting e, anno dopo anno, discorso dopo discorso, ci siamo resi conto che, seppur apparentemente così lontani, i nostri mondi, quello del gioco e quello che ruota intorno al concetto di solidarietà e sussidiarietà, hanno dei punti di contatto: entrambi, nell’operatività quotidiana, pongono al centro dell’attenzione il sociale.

Come concessionari, e quindi come parte attiva e responsabile del settore del gioco lecito per conto dello Stato, ci sentiamo investititi di una responsabilità sociale che per noi è importante tanto quanto l’attività di business affinché il gioco possa essere sempre associato a comportamenti corretti: l’impegno strategico rappresentato dalla Responsabilità Sociale, dalla Sostenibilità e dalla diffusione di una ampia cultura e conoscenza del Gioco Responsabile sono ormai elementi centrali della strategia di AAMS e delle grandi aziende del settore, quanto la tutela del consumatore, la prevenzione verso forme di gioco patologico, i controlli per evitare qualsiasi forma di gioco da parte dei minori.

Partendo da queste idee un anno fa, proprio qui a Rimini con la spinta a fare che ci era venuta dall’ On. Lupi e da altri importanti testimoni del meeting, abbiamo preso la decisione di provare a “leggere” e raccontare il settore con occhi diversi, mettendo da parte tutte le idee preconcette, i sospetti, gli imbarazzi che a volte accompagnano chi si occupa di gioco: volevamo verificare un modo nuovo e socialmente corretto di mettere in relazione il settore del gioco con il pubblico, in particolare quello dei giovani adulti. 

La Fondazione per la Sussidiarietà, non solo ci è sembrata da subito il partner ideale con cui condividere un percorso di studio, avvicinamento, comprensione dei comportamenti dell’individuo rispetto al gioco, ma abbiamo trovato in loro un entusiasmo per l’idea che è cresciuto settimana dopo settimana.

La ricerca che presenteremo oggi prende le mosse dalla necessità di comprendere come il mondo del gioco, con tutte le sue sfaccettature e variabili, è percepito dal mondo dei giovani. Un mondo, che più di altri può risultare affascinato dal nostro mercato e in qualche modo subirne le tentazioni e proprio per questo riteniamo fondamentale investire risorse ed intelligenze per proporre un modello il cui centro sia il divertimento sano.

La ricerca, svolta dall'Università Cattolica di Milano, sotto la guida del prof. Rovati e condotta dal prof. Pedroni, ha, volutamente, un respiro triennale, in quanto la continua evoluzione del mercato dei giochi necessita attenzioni di lungo periodo proprio per cogliere tutti gli aspetti del percepito dei giovani. 

Il punto di partenza proposto dalla ricerca è stato lo studio del linguaggio utilizzato nella comunicazione del gioco in Italia, per capire come questo venga percepito dai giovani e come questo possa influenzare il comportamento dei giovani stessi verso il mondo dei giochi. Questo passaggio è stato realizzato attraverso focus group che ci hanno restituito anche interessanti proposte relative al ruolo ed al tono di comunicazione da utilizzare per veicolare il messaggio del gioco responsabile. 

La seconda fase, appena partita, riguarda l'utilizzo di un blog di discussione dove i risultati delle analisi sulla comunicazione e dei focus verranno analizzati in maniera estremamente approfondita, cosa che ci consentirà di avere un quadro estremamente preciso ed approfondito del nostro mercato.

A partire dai risultati del blog, costruiremo anche la terza fase di analisi dove trarremo anche le sintesi operative da poter adottare per meglio comunicare in maniera sempre più responsabile l'offerta di gioco in Italia.

Credo che questo sia un progetto importante che si innesta in un percorso di conoscenza sul tema del gioco responsabile al quale i due grandi players del gioco italiano – Lottomatica e Sisal - e le due principali associazioni di categoria – Acadi e Giochi& Società - non sono certamente nuovi.

I risultati ottenuti in questa prima fase della ricerca, risultati che abbiamo scoperto ed iniziato ad apprezzare mese per mese, ci hanno ulteriormente caricati di entusiasmo e di aspettative per le due fasi successive. Sono certo che il tipo di lavoro svolto possa rappresentare un iniziale punto di convergenza fra le varie realtà interessate: istituzioni, aziende, comunità scientifica, consumatori.

E’ con questa convinzione che vi do già da ora appuntamento tra 12 mesi, al Meeting 2012, per confrontarci sulla seconda parte della ricerca.


Intervento Dott. Maggi  

                                             

                                                        Giovanni Emilio Maggi

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