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DICHIARAZIONI SU DECRETO BALDUZZI 28-29/8/2012

Dl Balduzzi, Fipe-Confcommercio: inutile divieto per slot e vlt

ROMA - «Condividiamo in pieno le preoccupazioni del ministro della Salute sulle ludopatie, ma le misure annunciate che servirebbero a contrastarle non ci convincono per niente. Vietare gli apparecchi da intrattenimento nel raggio di 500 metri da scuole e strutture similari è perfettamente inutile, sia perché chi vuol giocare si sposta facilmente, sia perché il gioco è già vietato a coloro che frequentano le scuole in quanto, di norma, minorenni». È questa l’opinione del presidente Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani, che per tutelare efficacemente i giovani propone di «imporre il rispetto di tale divieto anche con l’utilizzo dei sistemi che attivano la macchina solo con l’introduzione del tesserino del codice fiscale o della tessera sanitaria».

Acmi: proposta Balduzzi chiara dimostrazione di incompetenza 

"Governo politico o Governo tecnico la musica non cambia, le proposte avanzate in tema di gioco dimostrano l'assoluta ignoranza della materia da parte dei nostri governanti". E' questo il duro commento proveniente dall'Acmi, l'associazione dei costruttori di macchine da intrattenimento che esprime le proprie perplessità in una nota ufficiale. "Il gioco legale e le aziende che ne garantiscono la diffusione, dovrebbero rappresentare un bene da salvaguardare in nome della tutela del consumatore. Quanto contenuto nel decreto in discussione percorre invece la strada inversa, prevedendo la ghettizzazione del prodotto lecito ad assoluto vantaggio di quello illecito. 
Va inoltre evidenziato, che tutto cio accade alla vigilia dell'approvazione di importanti modifiche, la cui applicazione richiederà un particolare impegno da parte degli  operatori,   finalizzate proprio a rendere ancora più sicura l'offerta di gioco awp. E' proprio il caso di dire che la mano destra non sa cosa fa la sinistra e che prima di proporre certi interventi,  sarebbe il caso di confrontarsi con le associazioni di categoria".

As.Tro: “Decreto sanità ricco di criticità e ancora una volta privo di concertazione” 

"L’industria del gioco lecito denuncia l’assenza di consultazione del settore e la radicale emozionalità che ha caratterizzato lo schema di disciplina che si illustra in seguito, di cui non si contestano le finalità di tutela delle fasce sociali deboli, ma di cui si rimarca la non aderenza delle soluzioni adottate rispetto a tale nobile scopo, e la sua attitudine a rinvigorire l’offerta illegale e clandestina di gioco d’azzardo non autorizzato e non tassato”. As.Tro, l’Associazione degli operatori del gioco lecito annuncia di essersi attivata per proprio conto e nell’ambito della Federazione Confindustriale Sistema Gioco Italia, per “rappresentare istituzionalmente le criticità della bozza di normativa” proveniente dal Ministero della Salute, al fine di scongiurare la scomparsa (e poco importa se immediata o progressiva) dei 2/3 del mercato Awp italiano.

 “Lo schema di normativa in commento – spiega l'associazione in una nota - riassume nella nozione di gioco d’azzardo ogni forma di attività (lecita o illecita che sia) suscettibile di creare ludopatia, ovvero G.A.P. (le due nozioni differenti sono utilizzate entrambe, la prima, all’articolo 11, con riferimento alla sociologia, la seconda, all’articolo 5, con riferimento alla sanità). La non irreprensibile “forma giuridica” usata, che, dopo la consultazione del codice penale sarà evidentemente sanata, rivela, in realtà, l’approccio tecnico al problema: il gioco fa male e poco importa se sia lecito o no, e per questo va più prudentemente (molto più prudentemente) distribuito sul territorio.
Da un'analisi dell'articolo 5 relativo ai cosiddetti 'Lea', ovvero, i Livelli essenziali di assistenza per le persone affette da malattie croniche e rare, nei quali il decreto prevede l'inclusione anche del gioco patologico, As.Tro commenta come il Gap (Gioca d'azzardo patologico) è quindi destinato a diventare una malattia, di cui il Sistema sanitario nazioanle deve farsi carico. “La decisione è giuridicamente tollerabile ma scientificamente avventata, oltre che burocraticamente collocata in un contesto applicativo molto complesso. Il decreto, infatti, ri-disegna come si fa medicina e sanità nel nostro Paese, sancendo che il S.S.N. 'riconosce' solo le cure rientranti nei protocolli diagnostici asseverati prestate da medici (e quindi non solo esperti della riabilitazione morale) sottoposti a grave responsabilità professionale qualora si distacchino da modelli di cura 'standard'”. 
Pertanto, osserva l'associazione. “se il Gap è veramente una malattia comportante interdizione (come si evince dal successivo articolo 11), della quale sono affetti 900.000 cittadini necessitanti di un percorso di recupero, significa che il 'banco' della Sanità salta: la Sanità dovrà farsi carico di un preventivo di spesa di almeno 1,8 miliardi di euro, terapie e farmaci esclusi, per non parlare delle ripercussioni sul fronte giudiziario ed economico laddove i beni del giocatore patologico siano sottratti alla garanzia dei creditori, previo avvio di un procedimento civile di interdizione. A ciò si aggiunge che a tutt’oggi, non è disponibile un protocollo diagnostico riconosciuto per tale malattia (che tale infatti non è), e che il medico, quindi, è destinato ad assumersi  la propria responsabilità professionale per il mancato raggiungimento del risultato della guarigione perseguito tramite cure non 'standard'”. 
Se, invece, “il Gap è solo un disturbo, ovvero una dipendenza comportamentale che si sviluppa senza sostanza, in connessione alla personalità già depressa o a disagio conclamato, ecco che il c.d. livello minimo di assistenza altro non diventa se non un gioco 'a scarica barile' tra servizi sociali di pertinenza comunale e S.S.N. di pertinenza regionale”. 
“In entrambi i casi, comunque, la 'conta' dei malati sarà algebricamente assicurata dalla presenza di una cartella clinica a carico di un soggetto che rischia l’interdizione del prodigo prima ancora di essere curato con un protocollo diagnostico di conclamata efficacia”.  
Rigardo invece all'articolo 11 del decreto, recante le “Disposizioni in materia di vendita di prodotti del tabacco, di bevande e misure di prevenzione per contrastare la dipendenza da gioco d ́azzardo patologico”, il quale prevede che gli apparecchi da gioco lecito non potranno essere installati nel raggio di 500 metri da luoghi sensibili, As.Tro osserva: “Posto che per luogo sensibile si considera anche un centro semiresidenziale operante in ambito sanitario o sociale (esempio un centro di riabilitazione ortopedica, o un ambulatorio odontoiatrico, piuttosto che una scuola privata di canto), in aggiunta ai luoghi di culto o ai luoghi a prevalente frequentazione “giovanile” (esempio discoteche e parchi acquatici, come piste da sci, ma anche cinema che qualche cartoon potrebbero proporre, eccetera), la norma si traduce in divieto di installazione degli apparecchi da gioco nelle città (almeno dai rispettivi centri o zone più densamente abitate)”. 
“Gli apparecchi attualmente esistenti nelle aree sensibili, quindi, che fine fanno? Vanno rimossi o possono continuare ad operare ? e se si guastano e vanno sostituiti possono essere rimpiazzati? La domanda ha un certo “peso” economico ed erariale in quanto concerne il 75% delle slot oggi in esercizio. 
La domanda poi, si ripropone con “accalorata decisione” alla luce di un cambio – macchine decretato d’urgenza dall’Aams, che comporterà la dismissione programmata di tutte le awp oggi operanti. 
Queste ultime potranno, in futuro, essere installate solo nelle trattorie lungo le statali oppure potranno sostituire le awp di cui hanno preso il posto per dismissione amministrativa coatta?
L’industria del gioco lecito denuncia da anni l’irrazionalità distributiva del gioco lecito e la disorganizzata proliferazione legislativa di offerte di gioco su un Territorio che già da tempo non “risponde più” in termini di domanda di nuovi insediamenti dedicati al gioco a premio. 
Nessuno si opporrebbe ad un programma nazionale di razionalizzazione e contenimento della filiera distributiva, purché attuato secondo quanto stabilito dalla nostra Corte Costituzionale e dalla Corte di Giustizia Europea, e non contrastante con provvedimenti già licenziati dall’Amministrazione Finanziaria. 
Nessuno plaude al cospetto di centri storici trasformati in quartieri del gioco, ma esiste una legalità interna ed internazionale in virtù della quale una impresa lecita non può essere “sgomberata” come se fosse un accampamento di clandestini girovaghi”.


“La conclusione di un commento tecnico – aggiunge As.Tro - dovrebbe essere continente e sempre scevra da valutazioni emozionali: tuttavia lo sgomento di una categoria industriale non può che essere evidente ed elevato nel riscontrare un dato: il servizio che l’industria del gioco lecito presta, allo Stato in termini di gestione di un prodotto di sua proprietà viene equiparato all’inquinamento chimico, ovvero fenomeno da arginare, curare, contrastare, e possibilmente estinguere, suscettibile di decretazione comunale di saturazione dei livelli di sopportazione”. 
“A questo punto diventa tecnica e oggettiva anche una considerazione a contenuto provocatorio: ma perché non si abolisce il gioco a premio legale e non si ritorna ai boni mores degli anni trenta dove 'le brave persone' non frequentano i bar – osterie - locande, cui si affida la funzione economico- sociale di mera somministrazione di cibo e bevande ai 
viandanti, unitamente al monitoraggio dei nulla facenti residenti in loco?”

As.Tro: con regole promesse dal Ministro a rischio 2 miliardi l’anno di Preu 

L’effetto combinato del cambio macchine e delle nuove norme (abbozzate) in tema di distanza tra slot e luoghi sensibili, non sarà altro che la riduzione del parco delle new slot e, dunque, della raccolta erariale, con conseguenze particolarmente gravi per il bilancio dello Stato. A dare l'allarme è l'associazione degli operatori del gioco lecito As.Tro che in una nota ufficiale esegue una analisi dell'effetto delle disposizioni per ora soltanto annunciate dal Ministro della Salute. "Quantificare in 200mila le slot destinate alla scomparsa è forse prematuro, ma altrettanto può dirsi nei confronti del convincimento di mantenerne almeno 100mila unità  in tranquillo esercizio nel nuovo scenario giuridico-normativo che si sta delineando".
"Evidentemente lo Stato Italiano è diventato sufficientemente ricco da poter eliminare dal suo bilancio due miliardi l’anno di Preu - scrive l'associazione - ma ha anche abiurato alla sua mission di contrastare il gioco illegale con la strategica lungimiranza di chi sino ad oggi ha pensato che tale offerta clandestina si dovesse arginare con un prodotto pubblico, controllato e tendenzialmente sicuro, costantemente perfezionabile sia sotto il profilo della tutela dell’utente, sia sotto il profilo della intrinseca affidabilità come collettore erariale".

Dl Balduzzi, As.tro: chiarezza sul destino degli apparecchi attualmente esistenti nelle aree sensibili

 Il divieto di installazione degli apparecchi da gioco a meno di 500 metri dai luoghi sensibili, previsto dalla bozza del decreto stilata dal ministro della Salute Renato Balduzzi "si traduce praticamente in un divieto di installazione degli apparecchi da gioco nelle città (almeno dai rispettivi centri o zone più densamente abitate)». E’ l’opinione dell’associazione dei gestori Assotrattenimento, che si chiede quale sia il destino degli apparecchi attualmente esistenti nelle aree sensibili. «Vanno rimossi o possono continuare ad operare? E se si guastano e vanno sostituiti possono essere rimpiazzati?». Si tratta di una questione che riguarda «il 75% delle slot oggi in esercizio», particolarmente importante anche «alla luce di un cambio macchine decretato d’urgenza dall’AAMS, che comporterà la dismissione programmata di tutte le awp oggi operanti». «Nessuno - si legge in una nota dell’associazione - plaude al cospetto di centri storici trasformati in quartieri del gioco, ma esiste una legalità interna ed internazionale in virtù della quale una impresa lecita non può essere “sgomberata”».
I gestori criticano anche la norma che assegna maggiori poteri ai sindaci, che potranno chiudere o limitare gli orari delle sale da gioco per un massimo di trenta giorni nelle “aree interessate da rilevanti fenomeni di ludopatia”. «La decretazione dello stato di “saturazione ambientale” di ludopatia, a cui il sindaco può fare riferimento per ridurre l’orario di apertura di bar e sale giochi sfugge alla collocazione giuridica all’interno dell’ordinamento italiano», si legge nella nota dell’associazione, che si chiede «in che cosa consista poi il fenomeno delle “aree interessate da rilevanti fenomeni di ludopatia”». Una definizione «di cui prima o poi qualcuno si dovrà far carico».

Decreto Sanità, Assotabaccai: "Tabacchi e giochi non vanno puniti, occorre educare" 

Le nuove norme sui tabacchi e i videopoker (slot machine, ndr) previste dal decreto sanità non risolvono i problemi di salute pubblica, ma puniscono ingiustamente imprese e consumatori. Mettendo in luce la contraddizione di fondo della politica dello Stato che da un lato si dà al proibizionismo, e dall’altro utilizza le imposte sui due comparti per aumentare le entrate fiscali". E' quanto sostiene Assotabaccai-Confesercenti, l’associazione di categoria che riunisce i tabaccai, in una nota. 
“I due settori, nel solo 2011, hanno fruttato quasi 28 miliardi di gettito: circa 13,7 miliardi sono le entrate totali legate al gioco, in tutte le sue forme, mentre 14 arrivano da Iva e accise sul tabacco. E sono entrambi in crescita: tra il 2000 e il 2011 le entrate legate al fumo sono aumentate del 58%, mentre quelle del gioco hanno guadagnato l’8,4% in un solo anno. Risorse utilizzate dallo Stato in ogni manovra per rimettere in sesto il bilancio, ma che sarebbe meglio investire nella salute pubblica. 
Le nuove norme restrittive presenti nel decreto, invece, hanno un effetto negativo solo sugli imprenditori, trasformando i tabaccai in agenti di polizia che devono far rispettare un divieto facilmente aggirabile. E costringendo a spostarsi i concessionari che hanno legalmente acquisito la licenza dei videopoker, nella speranza che pochi metri di distanza in più da scuole e ospedali possano prevenire le ludopatie e il gioco compulsivo. Dal Governo aspettiamo, invece di un ritorno al semplice proibizionismo, un piano legislativo organico di lotta alla dipendenze e al gioco d’azzardo illegale, che faccia opera di prevenzione ed educazione alla salute presso i cittadini e impedisca il proliferare di attività criminali. 
“Invece, con le norme previste dal decreto”, conclude Assotabaccai, “temiamo una crescita del contrabbando di sigarette – che solo nel 2010 ha arrecato un danno alla filiera di 650 milioni di euro, di cui 485 sottratti al gettito fiscale – e del gioco d’azzardo non autorizzato, a discapito degli imprenditori che hanno le carte in regola”.

Stoppani (Pres. Fipe): “Ludopatia materia da affrontare ma non con limitazioni per le slot” 

 “Condividiamo in pieno le preoccupazioni del ministro della Salute, Balduzzi, sulle ludopatie, ma le misure annunciate che servirebbero a contrastarle non ci convincono per niente. Vietare gli apparecchi da intrattenimento nel raggio di 500 metri da scuole e strutture similari è perfettamente inutile, sia perché chi vuol giocare si sposta facilmente, sia perché il gioco è già vietato a coloro che frequentano le scuole in quanto, di norma, minorenni”. È la preoccupazione del presidente Fipe-Confcommercio, Lino Stoppani, che suggerisce una sua ricetta per contrastare atteggiamenti devianti o comunque pericolosi da parte di alcuni adolescenti.

Secondo Stoppani “Per tutelare efficacemente i nostri giovani sarebbe meglio imporre il rispetto di tale divieto anche con l’utilizzo dei sistemi che attivano la macchina solo con l’introduzione del tesserino del codice fiscale o della tessera sanitaria. Questo divieto oltretutto creerebbe ingiustificate sperequazioni tra esercizi adiacenti con l’assurdità che per giocare basterebbe attraversare la strada o girare l’angolo. Con questa logica occorrerebbe anche vietare nel medesimo raggio di 500 metri gli alcolici ed i tabacchi, entrambi vietati ai minori”. 
Fipe ricorda che in questo momento di crisi è necessario evitare misure che, senza alcun apprezzabile risultato per la tutela dei cittadini, penalizzerebbero un settore economico che nell’ultimo anno ha perso oltre 9000 aziende e che è destinato a subire un’ulteriore contrazione dei consumi (e quindi del fatturato) per effetto dell’introduzione dell’ultima tassazione sulle bevande gasate. 
“I minori – sostiene ancora Stoppani - andrebbero tutelati da tutte le forme del gioco d’azzardo ad iniziare dalle scommesse on line che, oltretutto, sono anche fortemente pubblicizzate. Invito il Ministro a cogliere l’occasione della decretazione d’urgenza in materia sanitaria per dare attuazione al Piano d’azione europeo del Who (World Health Organization, l’Organizzazione Mondiale della Sanità) per il contrasto dell’alcolismo, sottoscritte da questo Governo, assicurando il mantenimento della licenza per gli esercizi che somministrano alcolici ed imponendo una specifica formazione continua per i gestori ed il personale degli stessi”.
Fipe e le sue strutture provinciali sono pronte a fornire in questo senso la massima collaborazione per la tutela dei minori dall’alcolismo.

Distante (Vicepres. Sapar): “Decreto Balduzzi, insulto ai lavoratori onesti e rischio per il settore” 

“Un decreto come quello di cui si è avuto notizia in questi giorni ce lo saremo potuti attendere per il primo aprile, oppure durante il periodo di carnevale, perché di certo non si presenta come un progetto di legge 'serio' ma, al contrario, sembrerebbe più uno scherzo nei confronti del settore”. A parlare è il vicepresidente di Sapar, Domenico Distante, che commenta a GiocoNews.it il decreto proveniente dal Ministero della Salute, parlando di una sorta di 'scherzo' ma che non fa affatto ridere gli addetti ai lavori. Anzi. “E' impensabile che chi lavora nel settore e si impegna ogni giorno nel rispetto di tutte le regole e gli oneri previsti dalla legge deve ritrovarsi con la stessa Legge che viene cambiata dalla sera alla mattina e in modo assurdo”, aggiunge. 

“Tutti abbiamo a cuore la sicurezza dei giocatori e la tutela dei minori ed è un obiettivo nobile, ma quelli previsti dal decreto in questione non sono certo i modi corretti per affrontare questa esigenza ma, al contrario, rappresentano degli interventi completamente inutili in termini di tutela e con l'effetto ulteriore di compromettere le attività imprenditoriali di chi opera in questo comparto”. La posizione di Distante è piuttosto chiara: “Come si può pensare di vietare l'apertura di una sala slot nelle vicinanze di un luogo cosiddetto 'sensibile' come una chiesa o un ospedale, se poi un giocatore potrebbe tranquillamente andare anche all'interno di uno di questi ambienti e giocare online, attraverso un pc o più facilmente con un altro dispositivo portatile e puntare fino a mille euro su siti di gioco anche legali? Non siamo di fronte a un assurdo?”, domanda il vicepresidente della Sapar. “Senza contare poi, ed è questo l'effetto più preoccupante, che le continue oppressioni normative, specie se assurde come quelle contenute in questo ultimo potenziale decreto, potrebbero scoraggiare un parte degli operatori a continuare ad operare nella legalità con conseguenze decisamente opposte rispetto a quelle che il governo voleva ottenere”. Ma la cosa ancora più assurda, aggiunge, “è ritrovarsi di punto in bianco con leggi e normative che vietano o limitano quello che lo Stato ha regolamentato in modo ben preciso da qualche anno: non si può ignorare che il gioco è un settore economico e produttivo con migliaia di imprenditori che hanno investito in questo business e lo hanno fatto proprio perché sapevano di fare un investimento sicuro su un prodotto legale e garantito dallo Stato. E poi lo stesso Stato, all'improvviso, dice che tale prodotto non può più essere installato in alcuni punti? Tanto più che, stando alle norme previste in questo decreto, sarebbero centinaia o forse migliaia le sale da gioco che non potrebbero più aprire le porte”.

Curcio (Pres. Sapar): “Decreto Balduzzi può essere dannoso per lo Stato” 

Le misure volute dal Ministro della Salute Renato Balduzzi nell’ambito del decreto legge mirato a “promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute”, incontrano da parte della Associazione Nazionale Sapar “forti motivi di perplessità, non solo sui benefici che potranno realmente recare, ma soprattutto sulle conseguenze negative che ne subirà l’intera industria dei giochi”. A esprimere le perplessità è il presidente Raffaele Curcio che spiega: “Non è certo mia intenzione mettere in discussione la bontà degli assunti sui quali il Ministro Balduzzi ha fondato il decreto, ma debbo però rilevare che, nella circostanza, ci troviamo di fronte ad un provvedimento che – prima ancora di valutarne la correttezza sul piano strettamente giuridico – è del tutto avulso dai dibattiti che si stanno svolgendo nelle varie sedi istituzionali per evitare che il fenomeno del gioco continui ad avere una crescita incontrollata come è stato sinora e per salvaguardare, al tempo stesso, gli interessi di ordine pubblico, il gettito erariale e i soggetti economici che vi operano”.

Decreto Sanità, Razzante (Aira): "La ludopatia un falso problema" 

“La distanza minima delle sale giochi dalle scuole non risolve i veri problemi che stanno ruotando intorno al comparto del divertimento, soprattutto quelli relativi all’infiltrazione mafiosa". E' la posizione di Ranieri Razzante, presidente dell’Aira, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio e Consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, a proposito delle misure previste dal Governo nel c.d. Decreto Sanità, che sta per andare al Consiglio dei Ministri.
"Collocare un punto di gioco vicino o lontano da una scuola non impedisce ai ragazzi di andare a giocare; piuttosto bisogna inasprire le sanzioni per chi consente ai minori di diciotto anni di avvicinarsi al gioco d’azzardo”, aggiunge.
“Inoltre - riprende Razzante - oggi il boom del gioco illecito è realizzato attraverso i giochi online, sempre più difficili da controllare, anche perché non prevedono la presenza fisica del giocatore in una sala pubblica”.
Il professor Razzante, che è anche Docente di Legislazione Antiriciclaggio all’Università di Bologna, è tornato sul concetto di Ludopatia. “La Ludopatia non può essere considerata una malattia rara meritevole di agevolazioni sanitarie particolari.
Come ho già avuto modo di affermare, rifiuto l’idea che la disponibilità di varie forme di gioco da parte dei concessionari abilitati conduca necessariamente ad ammalarsi di dipendenza da una o l'altra di queste. Sarebbe come dire che la libertà e l’offerta variegata di marche di sigarette porti automaticamente a creare dipendenza da fumo.
Chi non vuole non fuma, chi non vuole e non può non gioca. Ricordo infine che giocare in agenzie dove tutto è consentito, soprattutto i prestiti a chi perde, alimenta il bilancio della criminalità organizzata”.

Dl Balduzzi, i gestori delle sale slot: "Provvedimento folle, servono più controlli"

"Un provvedimento sostanzialmente inutile". Marzio Bonaccorsi è uno degli uomini di punta del Gruppo Extraball, una delle maggiori realtà del centro Italia nel noleggio di apparecchi per l’intrattenimento e gestore delle tre sale Extraball di Roma. Commenta così la disposizione nella bozza di decreto - proposto dal ministro Balduzzi - che prevede il divieto di installazione degli apparecchi da gioco a meno di 500 metri dai luoghi sensibili. "Decisone inutile, ma anche folle se venisse applicato alle sale già esistenti, autorizzate dallo Stato e in regola. Una soluzione del genere sarebbe inaccettabile e potrebbe essere ritenuta con buoni motivi illegittima, facendo scattare un’infinità di ricorsi" - dice Bonaccorsi - "Da gestore in regola posso dire che siamo da sempre attenti al controllo dei minori. Già adesso evitiamo che si avvicinino alle sale con giochi in denaro e in questo siamo più che scrupolosi. Anche perché in caso contrario arriverebbero sanzioni pesanti".
Il problema, secondo Bonaccorsi, è su un altro versante: "Sarebbe molto più utile intensificare i controlli, che rappresentano una misura più efficace: i problemi nascono quando il controllo manca o è insufficiente". Più facile alzare la guardia quando si tratta di ragazzi minorenni che giocano, immediatamente riconoscibili, un po’ meno quando si parla di giocatori problematici. Un aspetto, anche questo, molto sentito dall’opinione pubblica: "Ma la ludopatia va gestita con attenzione - continua Bonaccorsi - Noi dal canto nostro facciamo il possibile: tutti i miei dipendenti, ad esempio, hanno partecipato a corsi di formazione della Società Italiana di Intervento sulle Patologie Compulsive, sotto la guida di uno psicologo. Addestriamo il personale a conoscere il tema del gioco e i suoi risvolti problematici ed è capitato più di una volta di intervenire con qualche cliente per spiegargli che il gioco non serve per arricchirsi, ma è solo un passatempo».
Episodi che sfatano un po’ il luogo comune delle sale gioco come luoghi di perdizione: "Sicuramente non siamo noi che ’creiamo’ la ludopatia. Le sale sono strutturate e gestite seguendo precise e rigide indicazioni che vengono da leggi fatte dallo Stato. Seguiamo le regole, paghiamo le tasse, però poi è proprio Stato il primo a bacchettarci. Il principio della prevenzione è giusto, ma con questo decreto verrebbe applicato in modo sbagliato. Una sala slot potrà pure essere lontana 2 chilometri da una scuola, ma se non è in regola e non vigila i minori entreranno ugualmente. L’adolescente che gioca lo fa solo in situazioni periferiche e non controllate".
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