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PASSAMONTI, CON NUOVI GIOCHI STATO PERDE

Roma, 29 febbraio 2012 – Si riporta l’intervista rilasciata da Massimo Passamonti, presidente di Sistema Gioco Italia, a Milano Finanza.

“E’ arrivato il momento che il mercato passi a una fase di consolidamento e quindi di non favorire ulteriori condizioni di aumento dell'offerta" dichiara Passamonti.

Nonostante la raccolta lorda dei giochi sia balzata da 61 a quasi 80 miliardi di euro, il gettito per le casse pubbliche è rimasto al palo, non più di 8,7 miliardi, esattamente come nel 2010. In realtà, se si depurasse la cifra dai proventi del Lotto, che essendo un gioco a quota fissa in linea teorica potrebbe «sbancare», per la prima volta in dieci anni il saldo erariale sarebbe negativo. Una tendenza che, secondo le stime, sarebbe emersa con forza soprattutto negli ultimi due mesi dell'anno. MF-Milano Finanza ne ha parlato con Massimo Passamonti, presidente di Sistema Gioco Italia, l'Associazione di Confindustria che raggruppa le imprese del settore.

MA CHE COSA STA SUCCEDENDO?

Per rispondere bisogna fare una premessa. Il mercato dei giochi è cresciuto negli ultimi dieci anni, dal 2000 al 2011, da una raccolta di 15 miliardi a quasi 80 miliardi. Questo non significa, ovviamente, che oggi i giocatori spendono questa cifra, perché il 75% degli 80 miliardi sono ritorni sulle vincite. Quello che effettivamente esce dalle tasche dei giocatori italiani sono circa 17 miliardi di euro. Di questi, 9 vanno a finire direttamente nelle casse dello Stato. L'aumento del gettito erariale, effettivamente, non è stato equivalente all'incremento della raccolta. Questo perché, fino al 2009, tutti hanno spinto sull'acceleratore della crescita e dello sviluppo del settore. 

CHE IN EFFETTI È CRESCIUTO A RITMI ESPONENZIALI. MA PERCHÉ LE ENTRATE ERARIALI NON SONO AUMENTATE DI PARI PASSO?

E semplice. Al punto in cui siamo arrivati, l'ampliamento dell'offerta non può che essere fatta su giochi che hanno un pay out (cioè la somma riconosciuta al giocatore, ndr) elevatissimo. Se salgono i premi, la quota che spetta allo Stato e ai concessionari deve per forza ridursi.

Il mercato, insomma, a un certo punto ha cominciato a occupare tutti i possibili spazi di crescita. Questo rischio, paradossalmente, sono stati gli stessi concessionari pubblici a paventarlo.

E QUALE SOLUZIONE AVETE PROPOSTO?

Abbiamo segnalato che forse è arrivato il momento che il mercato passi a una fase di consolidamento e quindi di non favorire ulteriori condizioni di aumento dell'offerta.

CHE IN PAROLE POVERE SIGNIFICA BASTA NUOVI GIOCHI. IL GOVERNO VI HA ASCOLTATO?

Si. Dalle anticipazioni del decreto fiscale che sta per essere promulgato dal capo dello Stato sembrerebbe sia stata inserita una norma che prevede l'abrogazione delle lotterie a consumo, quelle sul resto della spesa che erano previste dal decreto Abruzzo. Questa decisione il governo l'ha presa non contro, ma con il plauso dei concessionari. Noi come Confindustria esprimiamo grande soddisfazione per questa decisione.

QUELLA NORMA, COME MOLTE ALTRE, NASCEVA DALL'ESIGENZA DEL GOVERNO DI FARE CASSA, COME DEL RESTO L'ISTITUZIONALIZZAZIONE DELLA TASSA DEL 6% SULLE VINCITE, CHE PURE DOVREBBE TROVARE SPAZIO NEL DECRETO FISCALE?

Quello dei giochi è un settore particolare. Il rapporto tra domanda e offerta è regolato dall'amministrazione dei Monopoli. Agire sulla variabile prezzo determina sempre delle conseguenze. Bisogna stare attenti. In un mercato in cui ci sono ancora sacche di gioco nero e illegalità, se aumenti il prezzo riduci l'appetibilità del prodotto lecito nei confronti del consumatore-cliente, che rischia di spostarsi sul mercato illegale, più remunerativo, con tutti i danni connessi.

Senza contare che quello dei giochi è tra i pochi settori in Italia che in questi anni sono riusciti ad attrarre capitali dall'estero. Se cambiamo continuamente le regole è chiaro che allontaniamo i capitali e i fondi internazionali. Noi abbiamo segnalato questo tipo di problema, ma le esigenze di cassa del governo hanno prevalso. Mi rendo conto dei difficili equi libri di chi deve governare il sistema.

A PROPOSITO, MARIO MONTI, NELLA VESTE DI MINISTRO DELL'ECONOMIA, HA TENUTO PER SÉ LE DELEGHE SUL SETTORE DEI GIOCHI, CHE PRIMA ERANO INVECE AFFIDATE A UN SOTTOSEGRETARIO. UNA DECISIONE CONDIVISIBILE?

Una decisione da rispettare sicuramente. Tuttavia, data la complessità della materia, sarebbe importante avere un referente politico istituzionale che possa impegnarsi completamente e a tempo pieno sui numerosi e delicati problemi del settore.

COME LA QUESTIONE DEI 2,5 MILIARDI DI PENALI PER LE NEW SLOT CHIESTE AI CONCESSIONARI DALLA CORTE DEI CONTI?

Quella è una vicenda giudiziaria che seguirà il suo corso. Una cosa però vorrei dirla. Nessuno ha sottolineato che siamo passati da una richiesta di 90 miliardi a una di 2,5, e questo già dovrebbe dirla lunga sullo sproposito di questa vicenda. Siamo certi che alla fine si arriverà a decretare l'assoluta estraneità dei concessionari alle accuse mosse. Le penali non sono giuste e neppure sostenibili.

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