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Il mistero che spinge lo Stato a combattere il gioco pubblico

5 novembre 2020
Le parole del Presidente di ACADI Geronimo Cardia al Direttore di Domani pubblicate il 5 novembre 2020. 

"Gentile Direttore, abbiamo letto con grande interesse l'articolo sul blocco del gioco pubblico e sulle conseguenze per il paese.
  
Non è un segreto che il comparto del gioco pubblico sia il braccio armato dello Stato per attuare sui territori la politica fiscale di emersione di gettito erariale, altrimenti sommerso, riveniente sia da una domanda di gioco comunque esistente sia dall’attrazione a tassazione di redditi che possano esserne prima sfuggiti per una ragione o per un’altra.

Non è un segreto neanche il fatto che il comparto sia uno strumento micidiale al servizio dello Stato per l’attuazione di misure di ordine pubblico, finalizzate al confinamento dell’offerta illegale, sia per l’offerta di un prodotto altrimenti distribuito dalla criminalità sia per la consegna alle autorità locali comunali e di Polizia di Stato di ogni riferimento per l’identificazione dei soggetti preposti all’erogazione dei servizi (per il rilascio delle relative autorizzazioni richieste giustamente in aggiunta rispetto a quelle amministrative di gioco), sia ancora per l’imponente patrimonio informativo offerto alle autorità investigative e relativo non solo alle informazioni previste dalla normativa antiriciclaggio ma anche, ad esempio, dagli impianti di videosorveglianza previsti dalla normativa nei luoghi dedicati al gioco.

Non è un segreto nemmeno il fatto che il comparto è lo strumento di attuazione sul territorio delle politiche sanitarie di contrasto al disturbo da gioco d’azzardo, di protezione dei deboli, dei minori e del risparmio se ben si vede, essendo in ogni momento in grado di mettere a disposizione dell’utenza e sull’intero territorio nazionale prodotti solo con quelle specifiche caratteristiche di gioco previste e consentite dallo Stato e modalità di utilizzo dei prodotti con divieti di accesso, utilizzo dei contanti nei limiti voluti dallo Stato.

Non è un segreto, poi, che da quando il comparto si è sviluppato ha avuto modo di dimostrare di essere una perfetta macchina da guerra per l’attuazione di politiche volte allo sviluppo di interessi costituzionali come quello dell’impresa e del lavoro: il comparto ha creato una realtà produttiva importante nel nostro Paese, dando vita a tante aziende sane sui territori che hanno dato e stanno dando tanto lavoro a tante persone ed hanno creato e cerano tanto indotto.

Infine, non sono un segreto neanche i numeri che provano tutto quanto sopra: per i più curiosi sono tutti riportati nel rapporto Acadi del 2019, presentato in Confcommercio e pubblicato sul sito.   Adesso però, nel 2020 si sta facendo i conti con gli effetti della pandemia e i dati parlano di dimezzamenti, di riduzioni da capogiro.  Ed a far riflettere sono anche le misure imposte al comparto per l’emergenza, quasi sempre senza condivisibili supporti tecnici: il comparto è il primo ad essere chiuso a marzo, l’ultimo ad avere riaperto a luglio, il primo ad essere più penalizzato in tema di riduzione di orari a metà ottobre, il primo ad essere nuovamente chiuso in questi giorni, il più in difficoltà a vedersi riconoscere i ristori.  Il tutto senza mai vedere correttamente valorizzato il reale presidio di sicurezza sanitaria assicurato dalla struttura e dai presidi di sicurezza implementati.

Ebbene, svelati ormai da tempo tutti questi segreti, rimane un mistero: perché nonostante l’acquisita consapevolezza la politica incontra tanta difficoltà a trovare la quadra per “normalizzare” l’approccio al settore, valorizzare al massimo la sua chiara e poliedrica funzione sociale? Perché partendo dalla tutela sanitaria e del risparmio dell’utente con strumenti seri non si riesce a mettere la parola fine ai disordinati divieti sostanzialmente assoluti sparpagliati sui territori? Perché si continua a discriminare il comparto, da un lato, ed a ricorrervi sistematicamente con abbattimenti delle remunerazioni riconosciute nelle convenzioni per finanziare ogni sorta di provvedimento di spesa? Perché ogni volta che c’è da compiere una scelta spesso appare mossa da spinte ideologiche piuttosto che da ragioni tecnico-scientifiche?

Oramai però non c’è molto tempo, mentre si tenta di risolvere i problemi cronici del settore con l’ennesimo tentativo di riordino (tanti ne sono stati promessi dal legislatore negli ultimi dieci anni), il comparto del gioco pubblico, i suoi utenti, i suoi lavoratori, le sue aziende adesso e senza indugi vanno messi in sicurezza: non si deve essere costretti a fare una battaglia a seguito della chiusura per la pandemia per vedere inclusi i codici Ateco al pari degli altri comparti, riconosciuti l’estensione dei crediti imposta, la sospensione dei pagamenti delle imposte o dei canoni, i sostegni economici, la sterilizzazione degli aumenti di tassazione già previsti, il rinvio delle gare ad una fase più ordinata riconoscendo la proroga delle concessioni e le sacrosante ragioni che la impongono.  

Occorre che si proceda, come si dice in questi casi, senza indugi.  Quantomeno per evitare che il mistero si trasformi ancora una volta in mistero buffo".
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