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Non vi dimenticate dei giochi. Appello per una riapertura senza ideologie

2 dicembre 2020
Su Huffingtonpost del 2 dicembre 2020 "Non vi dimenticate dei giochi. Appello per una riapertura senza ideologie"

Mentre il mondo sportivo piange la perdita del Pibe de Oro e attende ancora l’ammissione di Trump della vittoria del presidente Biden, in Italia, oltre ai mal di pancia della politica nazionale sulla tenuta del governo o sull’allargamento della maggioranza per senso di “Responsabilità”, il dibattito è uno solo: come passare il Natale. Sia nel senso di come trascorrere il Natale: con chi, in quanti, a casa, dove, nella prima casa, nella seconda, in Regione, fuori Regione. Sia nel senso di come superare il Natale, che si avvicina inesorabilmente insieme alla conclusione dei lavori per la legge di bilancio: con quali forze, con quali prospettive di vita e lavorative. Al netto di ogni valutazione che va sottoscritta in anticipo sull’importanza del presidio della salute e dell’equilibrio del nostro servizio sanitario nazionale, rispetto al primo lockdown di marzo-maggio questo che stiamo vivendo ora è solo apparentemente meno cruento. Ai temi dilanianti del primo si sono aggiunte le valutazioni del secondo legate a dinamiche competitive tra Regioni, per i diversi colori da conquistare, ma anche tra comparti aperti e comparti chiusi, per le rivendicate ingiustizie subite, così come si sono aggiunte le dinamiche di rimpallo di responsabilità tra Istituzioni che, solo alla fine del primo, si erano cominciate a intravedere quando le riaperture di maggio furono affidate dal governo alle valutazioni regionali. E poi si è aggiunto un nuovo stato di crisi aziendale a uno già conclamato e determinato nel primo semestre dell’anno. Si è aggiunta una nuova lotta per accedere ai ristori che ricorda le immagini di colossal quando ai tanti naufraghi viene lanciata una sola e piccola ciambella di salvataggio. Si è aggiunta tra le persone una strana forma quasi rassegnata di ricerca di rifugio nell’assistenzialismo quale unica via di resurrezione. Si è aggiunta un’assordante e gelida indifferenza, da parte di chi in qualche modo abbia finito per non essere di nuovo chiuso in casa, nei confronti del grido di dolore di chi invece è stato giudicato o per ragioni territoriali o per ragioni strutturali un comparto da richiudere. Si è aggiunta, per alcuni comparti soprattutto, una sfiducia autentica rispetto alla data di efficacia indicata nei provvedimenti di chiusura, tant’è che un’altra paura contro cui combattere quotidianamente è diventata quella del “fine chiusura mai”. Sì, oggi è più difficile essere chiusi. Perché hai come l’imbarazzo di rispiegare al mondo che in realtà il tuo profilo aziendale di rischio sanitario di contagio è bassissimo e neanche paragonabile a quello di tanti altri comparti a cui è consentito di rimanere aperti. Perché l’accesso ai prodotti che distribuisci non prevede assembramenti, che comunque sono stati magnificamente gestiti da luglio a ottobre; perché i tuoi prodotti dopo ogni utilizzo possono essere totalmente igienizzati, trattandosi fondamentalmente di terminali lucidabili agevolmente; perché i protocolli di sicurezza che hai studiato, implementato e fatto applicare, come indicato dall’imponente sistema normativo che hai rispettato, hanno portato ad altrettanto importanti risultati nella recente esperienza estiva, con sostanziale assenza di focolai sia nelle tue aziende che nei tuoi locali aperti agli utenti. Questi sono i pensieri di decine di migliaia di lavoratori e imprese del comparto del Gioco Pubblico che seguono le evoluzioni delle valutazioni del Cts e della politica, dai video delle loro case per l’inevitabile smart working a cui sono sottoposti e con tutte le paure dello stato di cassa integrazione in cui possono trovarsi. E poi, più volte sentendo parlare queste persone, si avverte la sensazione amara, solo questa non nuova rispetto al passato, di essere considerate a bordo di un settore penalizzato dall’ideologia, ritenuto non essenziale. Decine migliaia di persone con tutte le loro famiglie, dunque, non sanno che Natale passeranno. E in questi giorni si aspettano che la riapertura tocchi anche al loro comparto insieme a quelli che saranno decisi nel DPCM previsto per il 3 dicembre. Senza discriminazioni ideologiche. 
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