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Speciale Vlt, tre anni dopo: Maggi (Acadi), “Necessarie adeguate politiche fiscali e sul territorio”

A tre anni dal debutto sul mercato delle videolottery, la rivista Gioco News dedica uno speciale di approfondimento dedicato al più controverso dei mercati del gioco pubblico che, più di ogni altro, ha cambiato le abitudini degli italiani. E non solo dei giocatori, creando, per esempio, nuove occupazioni, ma dividendo l'opinione pubblica tra neo-proibizionisti e liberali. Cosa ha funzionato, e cosa, invece, occorre rimediare, dal punto di vista istituzionale e da quello del business? E' tempo di bilanci. E noi li abbiamo stilati insieme agli esperti del settore. Pubblichiamo nel seguito l'intervista al Presidente di Acadi – l'associazione che rappresenta i concessionari di slot e vlt in Confindustria - Giovanni Emilio Maggi, che rientra nello speciale dal titolo 'Se questo è un gioco' pubblicato sul numero di settembre della rivista.

A tre anni dal debutto sul mercato delle videolottery, qual è il Suo giudizio su questo settore? Possiamo considerarlo, in termini di filiera e di mercato, un settore maturo, oppure, al contrario, deve ancora esprimersi al meglio delle proprie potenzialità?
"Dal punto di vista tecnico e di prospettive, dopo solo tre anni, non credo che il mercato possa definirsi maturo. A mio parere vi sono margini di sviluppo e miglioramento tecnologico, sia per incrementare la sicurezza degli apparecchi e le possibilità di controllo, che per fornire un'offerta di gioco che risponda sempre alle esigenze del pubblico. Dal punto di vista commerciale invece l'ultimo anno non è stato particolarmente felice: da un lato si è fatta molto attendere la certificazione di nuovi giochi, fatto che ha certamente penalizzato i risultati, dall'altro la crisi generale dei consumi ha toccato in modo significativo anche il nostro settore".

Va però rilevato che, dopo due anni di notevole sviluppo, il settore ha iniziato ad andare incontro alle prime difficoltà: tutta colpa della tassazione?
"La crisi colpisce l'intero settore gioco, ma è un dato di fatto che l'aumento della fiscalità abbia acuito ulteriormente le difficoltà. Il livello di tassazione complessivo dell'intero settore del gioco nel 2013 supererà il 50% della spesa netta, importo a cui si aggiunge poi la normale tassazione societaria. In particolare il comparto degli apparecchi da intrattenimento (Awp e Vlt) – per i quali il gettito erariale ha rappresentato il 54,6% del totale introiti erariali del gioco nel 2012 – ha dovuto subire dall'inizio del 2013 un incremento del Preu e, conteggiando anche il canone di concessione, nel 2013 la tassazione reale sarà il 51% circa della spesa netta per quanto attiene le Awp ed il 49% circa per quanto attiene le Vlt. Il progressivo aumento dei costi, sia fiscali che organizzativi, e la contrazione della raccolta manifestatasi negli ultimi 12 mesi in entrambi i comparti, stanno portando il settore in uno stato se non di crisi, certamente di grande tensione finanziaria ed economica".

In effetti i numeri danno l'idea di un settore fortemente tassato. Cosa dovremo attenderci, secondo Lei, nel prossimo futuro? E cosa è opportuno cambiare, a suo giudizio, in ambito normativo o di legislazione?
"Sosteniamo, e non da oggi, che la fiscalità non dovrebbe essere legata alle sole necessità contingenti di cassa, ma dovrebbe essere parte di un piano organico di settore, condiviso e stabile nel tempo, che tenga conto anche degli investimenti per le attrezzature e le tecnologie che il settore deve periodicamente affrontare e che consenta alle aziende un'opportuna programmazione di medio periodo. Non dimentichiamo poi che i concessionari hanno versato oltre 850 milioni di Euro nel 2009 per l'acquisto dei diritti delle Vlt e che anche questo importo va ovviamente conteggiato nella fiscalità di settore come un'imposta anticipata, o se volete, un acconto su futuri ricavi. Tra l'altro nel 2009, quando sono stati resi disponibili i diritti, era stata prevista, annunciata e formalizzata una tassazione massima per le Vlt del 4% sulla raccolta (cioè circa il 40% sulla spesa netta), poi, con gli interventi di gennaio 2013, abbiamo purtroppo visto come è andata e non è stato certo il modo migliore per dare certezze al settore e a chi lo finanzia! Da tempo chiediamo un disegno di legge-quadro nazionale che affronti il tema della fiscalità. Vorremmo evitare la giungla – o meglio la Babele – di proposte di leggi nazionali e piccole leggi locali che si rincorrono su tutto il territorio italiano e che generano confusione e disagi".

La videolottery, di recente, sono finite nell'occhio del ciclone per via di un presunto rischio di riciclaggio del denaro attraverso i terminali di gioco. Cosa c'è di vero in questa accusa e quali invece i punti di forza di queste tecnologie?
"Premesso che l'Italia è sicuramente più avanti di molti altri paesi europei nell'applicazione di misure di trasparenza ed antiriciclaggio applicate anche al nostro settore, il rischio esiste, ma, a mio avviso, è stato eccessivamente enfatizzato. La gran parte dei gestori e dei preposti di sala dispone della necessaria esperienza e formazione per individuare e segnalare alle autorità competenti operazioni anomale a potenziale rischio. Ogni anno sono centinaia le segnalazioni in tal senso. Sono comunque allo studio da parte dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, opportuni miglioramenti tecnologici, che confidiamo di poter implementare presto, capaci di portare ulteriore chiarezza e ridurre ulteriormente questo rischio potenziale".

A settembre debutteranno sul mercato degli apparecchi tre nuovi concessionari di rete e, di conseguenza, verranno rilasciati ulteriori diritti per l'installazione di videolottery sul territorio. Come cambierà il mercato in seguito a questa ulteriore espansione? Crede ci sia spazio per tutti questi competitor?
"A mio avviso il mercato ha raggiunto una dimensione non ulteriormente ampliabile. Credo, come peraltro la nostra Federazione ha proposto da tempo, che il settore degli apparecchi da intrattenimento (Awp e Vlt) vada velocemente riorganizzato nel suo complesso introducendo limiti legati al numero e alla localizzazione degli  apparecchi, agli spazi che li ospitano. Il progetto che Acadi, insieme alle altre associazioni che operano in Confindustria-Sistema Gioco Italia, ha presentato all'Agenzia Dogane e Monopoli lo scorso maggio si basa proprio sulla riorganizzazione dell'intero settore per coniugare sicurezza, legalità e trasparenza".

Lo avete chiamato "piano regolatore" per il settore. A cosa vi riferite?
"Puntiamo alla realizzazione di un piano capace di rimodulare e ridurre sia l'offerta che la distribuzione tenendo conto degli impatti sul tessuto sociale. Speriamo che le autorità regolatorie e la politica si dimostrino interlocutori attenti e capaci di affrontare al più presto questi temi".

Eppure non manca giorno che sulla stampa si parli di eccessi legati al gioco...
"Chiariamo un punto: gli operatori del gioco lecito agiscono sulla base delle norme esistenti, ma sappiamo bene che ci sono delle cose da cambiare e noi siamo stati i primi a dirlo e a proporlo. Interventi come l'introduzione delle distanze dai "luoghi sensibili", che se venissero applicate porterebbero alla sparizione del mercato del gioco, o l'adozione di orari non compatibili con le logiche del settore, mi chiedo se siano criteri di qualche efficacia contro le patologie. Non credo che sia questa la strada giusta, piuttosto dovremmo tutti lavorare di più e meglio sulla prevenzione. Noi siamo pronti e disponibili: da tempo ci siamo posti come soggetto istituzionale aperto al dialogo ed al confronto per individuare soluzioni ragionevoli ed applicabili sia nell'ambito dei rapporti col territorio, che di quello del gioco problematico".

Adesso però l'osservatorio costituito presso l'Agenzia dei Monopoli: cosa si aspetta da questa iniziativa?
"Mi auguro che l'osservatorio affronti finalmente il problema delle dipendenze da gioco con criteri scientifici: troppo frequentemente si sparano numeri a caso e questo non fa bene a nessuno, anzi forse qualcuno ha anche approfittato della confusione per fare la sua battaglia! Siamo i primi ad essere interessati ad un approccio serio e rigoroso, così come siamo disponibili a confrontarci con le autorità per identificare i migliori strumenti per affrontare i problemi. La nostra non è un'attività di breve periodo, non abbiamo un approccio mordi e fuggi. Siamo operatori professionisti che lavorano per conto dello Stato e come tali guardiamo alla stabilità e alla crescita nel tempo del valore delle aziende e francamente gli ultimi dodici mesi, da questo punto di vista, sono stati estremamente faticosi e anche un po' frustranti. Detto questo, alla luce di quanto è stato comunque impostato nei mesi scorsi, guardiamo al prossimo futuro con un moderato ottimismo".

Al riguardo della tassazione legata al gioco avete un'idea che riguarda gli Enti Locali?
"Mi pare quantomeno bizzarro che degli otto miliardi di gettito erariale neanche un centesimo sia destinato agli Enti Locali. Per questo proponiamo, come accade nella maggioranza degli altri Paesi, che una percentuale dell'attuale gettito tributario dei giochi abbia una destinazione di scopo a favore di un fondo nazionale che finanzi progetti locali di utilità sociale. Naturalmente non possiamo che limitarci ad avanzare una proposta alle Istituzioni, la decisione è chiaramente di stampo politico, ma ritengo veramente importante che ci sia un confronto, al quale se chiamati ben volentieri parteciperemo, per affrontare e risolvere questo tema che contribuisce certamente a far crescere le tensioni a livello locale".

Ma i problemi con Regioni e Comuni come si possono affrontare e risolvere?
"Assistiamo ad una frenetica e disgregata produzione normativa a livello locale. Regioni, Province e Comuni, anche per effetto emulativo, si stanno dotando - e in molti casi si sono già dotati - di normative specifiche che, a livello territoriale, limitano fortemente l'attività. Le iniziative normative vengono spesso adottate senza adeguate istruttorie volte a definire con precisione i fenomeni e ad individuare  le misure proporzionate da adottare, ma quel che è peggio è che gli enti locali legiferano senza alcuna forma di coordinamento e di concertazione con l'Amministrazione Statale, nonostante il monopolio statale e la riserva di legge sul gioco e nonostante le norme locali  abbiano un impatto diretto sui profili di ordine pubblico e sicurezza. Tutto questo ha un impatto diretto sull'attività dei  concessionari che, partecipando alle gare indette dai Monopoli hanno strutturato le loro offerte facendo affidamento su di un contesto normativo che avrebbe dovuto essere certo e che oggi non appare più tale. Che soluzioni proporre? Non vorremmo seguire la strada dei contenziosi a largo spettro e ci auguriamo che con il supporto politico del sottosegretario Giorgetti e l'intervento di AdM si apra una stagione di dialogo con gli Enti Locali per riportare ordine e certezza nel settore".

E sul piano della legalità?
"Se oggi è possibile parlare dei problemi che riguardano il gioco (in particolare legati alle infiltrazioni criminali) è perché a partire dal 2004 si è fatto emergere un settore, fino ad allora grigio e clandestino e in parte in mano alla criminalità, attraverso la più grossa operazione di legalizzazione mai fatta in Italia. Ricordo solo come nel 2002, secondo dati della commissione finanze del Senato e della Guardia di Finanza, erano stimati in Italia circa 800.000 "videopoker" clandestini con una raccolta non dichiarata e quindi del tutto illegale stimata in venti miliardi di Euro. Nel 2012, dopo il poderoso sforzo di emersione dall'illegale svolto dalla Stato in collaborazione con i concessionari e tutta la filiera del gioco legale, in Italia esistono circa 380.000 Awp e 50.000 Vlt, controllate e collegate in rete che generano circa 4 miliardi entrate per lo Stato. Certo rimane ancora molto da fare ma bisogna riconoscere con obiettività il molto che è stato fatto. E ci piacerebbe che, ogni tanto, ce ne venisse dato anche qualche merito!"


Alessio Crisantemi
(www.gioconews.it)

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